Grandi fotografi National Geographic - Diventare Fotografo d'Avventura

Grandi fotografi National Geographic: le interviste in italiano

I Grandi fotografi National Geographic sono sicuramente fonte di ispirazione per chiunque voglia realizzare fotografie di grande impatto:

le loro interviste infatti sono diventate famose per la qualità delle informazioni che forniscono su come diventare fotografo National Geographic…

peccato però che (ovviamente) sono tutte in inglese!

Perchè non farne una traduzione in italiano allora?

È la domanda che mi sono posto anche io, ed ho deciso di fare “il lavoro sporco” traducendo, una alla volta, le migliori interviste ai Grandi fotografi National Geographic, ed inserendo la versione italiana proprio su questo sito.

Indice

I Grandi fotografi National Geographic si raccontano

In questa pagina troverai pubblicate (un po alla volta…) le interviste rilasciate da questi fotografi famosi National Geographic:

Le interviste sono in versione integrale, in italiano, con il link alla versione originale da cui ognuna è stata tratta.

Bene, iniziamo subito da Joel Sartore

ritratto Joel Sartore - Grandi Fotografi National Geographic
Joel Sartore in Sud Africa. (Image ID: ONA007-00064)

Joel Sartore nasce in Oklahoma nel 1962: è un rinomato fotografo del National Geographic avendo iniziato la collaborazione con la rivista nel lontano Luglio del 1992.

Si appassionò alla natura fin da piccolo, quando su uno dei libri di sua madre scoprì dell’estinzione del piccione migratore (passenger pigeon).

Joel ne ha passate davvero tante da quel giorno, essendo stato inseguito, durante i propri lavori col National Geographic, da lupi, orsi grizzly, buoi muschiati, leoni, elefanti e persino orsi polari 😀

Oltre ai lavori per il National Geographic, Joel ha contribuito alla realizzazione di numerosi libri e diversi documentari televisivi: è inoltre apparso nel film Racing Extinction, un documentario prodotto da Discovery Channel riguardante l’estinzione delle specie animali.

Com’ha fatto Joel Sartore a diventare fotografo?

Secondo Joel, la domanda  che gli viene posta più spesso è proprio: “come divento fotografo del National Geographic?”

E la risposta di Joel, seppur concisa ma assolutamente reale, è sempre e comunque “Essendo molto perseverante e tenace“.

Joel continua spiegando quali sono stati i passi da lui compiuti per diventare uno dei Grandi fotografi National Geographic:

  1. ha iniziato ad appassionarsi alla fotografia alle scuole superiori (high school), dopo aver preso in prestito una fotocamera Olympus da un amico del padre;
  2. ha frequentato quindi l’Università del Nebraska-Lincoln e, dopo aver cambiato diverse volte l’indirizzo di studio (passando dall’astronomia all’apicoltura), si laureò finalmente in fotogiornalismo;
  3. cosa più importante, durante il periodo del campus lavorò al giornale dell’Università e continuò a fare fotografie costantemente.

La carriera da fotografo di Joel

Il primo lavoro fotografico di Joel Sartore fu per un giornale a Wichita, nel Kansas, che durò 6 anni:

All’inizio Joel Sartore lavorò solo come fotografo, poi divenne direttore della fotografia.

Proprio sul Wichita Eagle fu pubblicata una delle primissime foto di Joel Sartore come fotografo professionista:

Joel Sartore Wichita Eagle - Grandi Fotografi National geographic
Una delle prime foto pubblicate da Joel Sartore. (Image ID: ONA008-00011)

Circa a metà del periodo presso il Wichita Eagle, Joel Sartore conobbe James Stanfield, un’altro dei Grandi Fotografi National Geographic.

Secondo Joel, James (Stanfield) gli fece il grande favore di guardare le sue fotografie e gli consiglio di inviare il proprio portfolio al quartiere generale del National Geographic a Washington, D.C.

La collaborazione con il National Geographic

Per i 2 anni che seguirono, Joel inviò al National Geographic copia dei suoi migliori lavori, in genere a distanza di 3 mesi l’uno dall’altro.

Fu proprio grazie a questa tenacia che a Joel Sartore fù assegnato all’inizio un incarico di 1 giorno, e qualche mese dopo un successivo incarico di 9 giorni.

Joel lavorò come un matto in tutti questi incarichi, ed in quelli che seguirono, per far si che le foto da lui prodotte fossero stratosferiche!

Gattopardo americano Joel Sartore - Grandi fotografi national geographic
Un gattopardo (Leopardus pardalis) allo Zoo di Dan Diego, Dan Diego, California. (Image ID: ESA001-00023)

L’avere una personalità di Tipo A aiutò molto Joel Sartore ad essere notato dal National Geographic: in effetti, sembra che essere maniacale al limite dell’ossessione sia un requisito per lavorare con loro.

Così come è importante persistere in modo tenace, allo stesso modo è necessario imparare a rallentare quando appropriato: c’è infatti una linea sottile tra l’essere perseveranti ed il risultare fastidiosi!

Se si diventa fastidiosi, infatti, si arriverà a disturbare proprio le persone di cui cerchiamo le attenzioni, e le possibilità di raggiungere i nostri obiettivi diminuiscono immediatamente.

Joel Sartore stesso ammette di doversi calmare “a forza” quando torna dagli incarichi per il National Geographic, altrimenti farebbe impazzire tutta la sua famiglia!

leone su albero joel sartore - grandi fotografi national geographic
Arrampicarsi sugli alberi non è un comportamento usuale per i leoni. (Image ID: ANI019-00227)

L’importanza di un’educazione fotografica trasversale

La maggior parte dei grandi fotografi National Geographic ha imparato a fotografare in modo autonomo, e il loro bagaglio culturale principale deriva da settori ben diversi dal fotogiornalismo:

  • Fotografi professionisti come Tim Laman, Mark Moffett e Christian Ziegler hanno una vasta conoscenza in materie scientifiche, e sono quindi avvantaggiati quando si parla di storia naturale
  • Stephen Alvarez ad esempio è un fotografo famoso per la sua esperienza relativamente alle grotte e alle cavità naturali
  • Paul Nicklen invece è ritenuto un fotografo del National Geographic famoso per le sue doti da subacqueo, in particolare ai Poli.

Per diventare fotografi del National Geographic bisogna offrire qualcosa a cui loro non hanno già accesso, il che è più facile a dirsi che a farsi.

“Essere dei bravi (o bravissimi) fotografi non basta.
(Joel Sartore)”

farfalle monarch joel sartore - grandi fotografi national geographic
Milioni di farfalle Monarch vicino Angangueo, in Messico. (Image ID: ANI082-00116)

Bisogna essere ovviamente dei bravi fotografi, ma bisogna anche essere capaci di (solo qualche esempio):

  1. immergersi sotto il mare gelato (come fa Paul Nicklen)
  2. sopravvivere per diversi giorni arrampicati sugli alberi (prendendo spunto da Tim Laman)
  3. parlare perfettamente il Russo e conoscere Mosca come il palmo delle nostre mani (similmente a Gerd Ludwig)
  4. essere dei “geni” nell’illuminare situazioni impossibili (proprio come Stephen Alvarez)

L’intervista su “Come diventare fotografo National Geographic” di Joel Sartore termina qui (questo il link alla versione originale in inglese): nel suo sito Joel risponde anche ad altre interessantissime domande come:

  1. Quanto guadagna un fotografo del National Geographic,
  2. Si può vivere facendo il fotografo,
  3. Come funzionano gli incarichi del National Geographic.
  4. e così via…
orso polare e balena joel sartore - grandi fotografi national geographic
Un orso polare mangia dalle fauci di una balena boreale in Alaska. (Image ID: BEA019-00001)

[VIDEO] La vita di un fotografo

Prima di lasciarti alla lettura della prossima intervista voglio condividere con te questo stupendo video (è breve, dura solo 3 minuti) sulla vita di Joes Sartore.

All’interno del video (in lingua originale) Sartore ci svela i momenti “in” e “out” della sua carriera fotografica, raccontandoci cosa significa essere “l’uomo dietro la fotocamera” durante i viaggi intorno al mondo, con lo scopo di fotografare gli animali, le persone ed i rispettivi habitat.

Proprio per la sua chiarezza nel rispondere a tutte queste domande ritengo Joel Sartore uno dei più “bravi” fotografi del National Geographic!


Michael “Nick” Nichols: una leggenda tra i grandi fotografi National Geographic

ritratto di Michael Nick Nichols - Grandi Fotografi National Geographic
Michael Nichols nel Serengeti National Park, Tanzania.

Michael “Nick” Nichols nasce in Alabama nel 1952: durante la sua vita ha vinto premi prestigiosi legati alla fotografia, ed ha viaggiato per lavoro negli angoli più remoti del nostro pianeta.

Nel 1996 inizia a lavorare come fotografo per il National Geographic, dopo aver passato un’intera infanzia a leggere i racconti di Tarzan e le storie di John Carter di Mars Ddventures; dopo 12 anni, nel 2008, viene nominato editore del magazine.

Nichols è un giornalista di tipo wildlife, avendo raccontato storie di assoluto rilievo riguardanti leoni, elefanti, tigri e scimpanzè: in tutto ha pubblicato 28 lavori diversi: i più famosi sono “Earth to Sky” nel 2013, “Giant Sequoias” nel 2012 e “Orphans No More” nel 2011.

Come essere pubblicati sul National Geographic?

In tutti i workshop a cui prende parte, Michael “Nick” Nichols inizia sempre facendo queste domande ai suoi studenti:

  • siete davvero intenzionati a fare questo lavoro?
  • oppure volete solo essere dei bravi fotografi ed avere un hobby divertente?

C’è una distinzione reale tra lo scattare foto per tenerle per se e, invece, scattarle per professione.

Una cosa che demoralizza particolarmente Michael Nichols è lo scoprire che i suoi studenti investono molto denaro per andare a raccontare storie fotografiche in Pakistan, Afghanistan, Sud Africa oppure Bali.

Secondo Michael infatti questa è proprio la strada da seguire se NON si vuole essere scelti dal National Geographic, dal momento che si finirebbe con l’essere in competizione con gli altri grandi fotografi National Geographic come Michael “Nick” Nichols stesso, James Nachtwey e molti altri…

leone zebra michael nick nichols - grandi fotografi national geographic
Un leone maschio (C-Boy) mostra i suoi privilegi banchettando su una zebra mentre le femmine ed i cuccioli aspettano lì vicino il loro turno. (Image ID: 879662340)

La dura verità sulla carriera fotografica

Se veramente si vuole diventare fotografi wildlife allora questo è il patto:

‘Basta pensare ai passatempi, basta anche con il divertimento!’ (Michael Nick Nichols)

Ci si può divertire a fare il proprio lavoro, ma bisogna allo stesso tempo essere completamente ossessionati da esso.

Secondo “Nick” Nichols il 99% delle persone vede la fotografia professionale come viaggio e avventura, dimenticando che fare il fotografo è un lavoro duro, molto duro!

Bisogna essere “attivi” e vigili tutto il tempo, trovando il modo di affrontare e superare con successo qualsiasi avversità si possa manifestare (come il cattivo tempo, gli inevitabili problemi di logistica o le contrattazioni con le autorità locali)…

sequoia climbing michael nick nichols - grandi fotografi national geographic
Questa sequoia gigante, chiamata “il Presidente”, è ritenuta essere la seconda al mondo per grandezza. (Image ID: 726043054)

La sola cosa che conta è quello che le foto dicono, quanto denaro è stato investito dal National Geographic per quell’incarico e se la copertura del servizio è stata totale oppure meno.

Molte persone non vogliono veramente questo quando pensano alla carriera da fotografo d’avventura.

I 3 consigli fotografici essenziali di Michael “Nick” Nichols

La realtà, purtroppo, è che ci sono molte poche possibilità di vedere la propria storia pubblicata sul National Geographic senza dover prima farsi conoscere come un fotografo capace e con una vasta esperienza.

Assodato questo, Michale Nichols ci da i seguenti consigli:

  1. bisogna conoscere qualsiasi cosa che è stata pubblicata sulla rivista (troppo spesso capita di ricevere proposte su argomenti già trattati di recente);
  2. non inviare MAI lavori completi sia di fotografie sia di testo (in tal caso il National Geographic si troverebbe a dover assumere 2 persone che non conosce);
  3. essere sicuri di avere una traccia della “propria” storia completamente sviluppata, ed evitare categoricamente di inviare foto di racconti completi solo al 75% o al 90%.
elefanti orfani - michael nick nichols - grandi fotografi national geographic
Appositi infermieri alla nursery degli elefanti in Kenya proteggono l’orfano Shukuru dal freddo e la pioggia con un impermeabile su misura. (Image ID: 1422694)

Su cosa vale la pena concentrare le proprie energie

Un modo per ottenere un trattamento di favore è quello di scattare dei progetti personali in posti che si conoscono mooooolto bene, a partire dal giardino di casa per finire alla propria città ed in genere a posti che si possono visitare con facilità e ripetutamente.

Trova una storia che non hai ancora trattato, rendilatua” e dai il sangue per raccontarla da tutti i punti di vista possibili!

È questo il modo con cui la maggior parte dei nuovi fotografi si avvicina al National Geographic, ed è così che Michael “Nick” Nichols è stata preso (grazie ad un suo lavoro in grotta).

Molti fotografi, per assurdo, sono stati assunti per mezzo di lavori che non saranno mai pubblicati sul magazine, ma che hanno consentito al direttore della fotografia di capire le reali capacità di “sopportazione” di quella persona.

gufo - michael nick nichols - grandi fotografi national geographic
Un allocco maculato americano piomba in picchiata verso il richiamo di un ricercatore in un foresta di giovani sequoie. (Image ID: 610697738)

‘Quindi, scegli un soggetto, rendilo tuo, e spendi 4 o 5 anni a fotografarlo!’
(Michael Nichols)

E se tentenni nel farlo, bè, tieni duro perchè è proprio in quel momento che stai “estirpando” i concorrenti!

L’intervista su “Come essere pubblicati sul National Geographic” di Michael “Nick” Nichols termina qui (questo il link alla versione originale in inglese): nel suo sito Michael Nichols risponde anche ad altre interessantissime domande come:

  1. Come diventare fotografo d’avventura,
  2. Quanti soldi riesce a guadagnare un grande fotografo National Geographic,
  3. Cosa comporta scattare per il National Geographic,
  4. e così via…
jane goodall - michael nick nichols - grandi fotografi national geographic
Jane Goodall, etologa e antropologa inglese, è nota per la sua ricerca sulla vita sociale e familiare degli scimpanzé. (Storia su PROOF)

[VIDEO] Fotografando gli animali più selvaggi dell’Africa

Prima di passare alla prossima intervista voglio farti vedere questo filmato del National Geographic Live! (purtroppo solo in lingua originale) dal titolo “Photographing Africa’s Wildest Beasts

Per mezzo di tecnologie del tutto innovative, Michael Nichols riesce a catturare le storie dei due animali africani più conosciuti, ossia il leone e l’elefante:

lo fa con la speranza di riuscire a reprimere l’eterno conflitto tra uomo e animale e quindi a salvare dall’estinzione queste due creature “iconiche” del continente africano.

Similmente a quanto già detto per Joel Sartore, anche “Nick” Nichols fa del suo meglio per aiutare gli aspiranti fotografi nella scelta di una carriera da fotografo wildlife, ed è per questo che ha tutta la mia stima!


Paul Nicklen, il Grande fotografo National Geographic dei “Poli”

ritratto di Paul Nicklen
Paul Nicklen ritratto durante una delle sue spedizioni ai Poli

Paul Nicklen è un fotografo e biologo Canadese, cresciuto in una comunità Inuit nell’Isola di Baffin (in pratica, insieme agli eschimesi).

Prima ancora di diventare un fotoreporter professionista all’età di 26 anni, si occupa di studiare specie animali come linci, orsi grizzly, bisonti, caribù e orsi polari.

Durante la sua carriera da fotografo professionista ha vinto numerosi premi, arrivando per 5 volte sul podio del famoso World Press Photo, nella categoria “Nature Stories”.

Ha scritto 3 libri: Seasons of the Artic nel 2000, Polar Obsession nel 2009Bear-Spirit of the Wild nel 2013.

Come hai iniziato a fare il fotografo?

Ci sono voluti 4 anni di lavoro come biologo prima di capire che ero più portato per essere un artista invece che uno scienziato.

Nel 1994, come primo lavoro da fotografo professionista, ho fatto una spedizione in solitaria durante la quale sono letteralmente “sparito” nella Tundra per 3 mesi:

Al termine di quei lunghi 3 mesi pubblicai il mio primo libro.

Nessuno sapeva se fossi vivo o morto durante quei primi 3 mesi da solo nella Tundra.

Kermode Bear Orso spirito - Paul Nicklen
Un “Orso Spirito” bianco nella grande foresta pluviale – Foto di Paul Nicklen

Nel 2000 ebbi come mentor uno dei grandi fotografi National Geographic come Flip Nicklin (no, non è un mio parente), e nello stesso anno feci da assistente a Joel Sartore.

Nel 2001 lavorai al mio primo incarico del National Geographic sul salmone dell’Atlantico (pubblicato nel 2004) e da quel momento in poi sono sempre stato sommerso con altri incarichi.

Come si diventa fotografi d’avventura?

‘Personalmente, non ho mai seguito alcun corso di fotografia.’
(Paul Nicklen)

Credo fermamente, come detto di recente ad un mio allievo, che il duro lavoro, la perseveranza e poco altro consentono ad un fotografo di andare dove lui/lei vuole.

I miei lavori sono il frutto di tanta esperienza sul campo fatta imparando dai miei stessi sbagli:

e più di tutto, io cerco, apprezzo e rispetto una buona critica!

Non c’è nulla di più umiliante (o stimolante) dell’ascoltare un’onesta opinione su un mio lavoro da parte del mio amico e mentor Joel Sartore.

Pinguini Reali a St. Andrews. - Paul Nicklen
Pinguini Reali sull’Isola della Resurrezione – Foto di Paul Nicklen

Parlando apertamente con i colleghi si può sempre crescere, sia come persone che come fotografi.

Come si fa a veder pubblicate le proprie foto sul National Geographic?

Ovunque vado, le persone mi dicono sempre:

Sei così fortunato! Riesci a girovagare per il mondo e a fare foto per il National Geographic.

Sono quindi costretto a sfatare un mito (confermato dagli altri grandi fotografi National Geographic).

Lavorare per il National Geographic non significa viaggiare in posti esotici, scattando fotografie e vivendo una vita di fama e lusso.

Nell’avviare la mia carriera da fotografo ho fatto sempre tutto da solo; quando ho iniziato, non avevo “connessioni” né conoscenze.

pinguino imperatore sotto il mare artico paul nicklen grandi fotografi national geographic
Un Pinguino Imperatore nel Mare di Ross, Antartide. Foto di Paul Nicklen

Ho ampliato le mie competenze (come sopravvivere nell’Artico) e fatto esperienza fotografando, fotografando, e fotografando ancora.

Per anni, ho sviluppato il mio portfolio cercando sempre e comunque di risparmiare per comprarmi nuove lenti ed obiettivi fotografici (sogno ancora di possedere gli obiettivi migliori):

A volte vivevo nella mia macchina così da potermi permettere nuove lenti.

Dopo aver pubblicizzato il mio lavoro dappertutto (anche questa è una prassi comune agli altri grandi fotografi National Geographic, ndr) fui pubblicato inizialmente sulla rivista Yukon Territory (in Canada), dopodiché a livello internazionale.

Ci vollero 8 anni prima che il National Geographic mi diede un incarico e mi venne assegnato come maestro Flip Nicklin.

Con l’aiuto di Joes Sartore come fotografo, e di Kathy Moran come editore, Flip mi permise di fotografare sott’acqua in una delle sue storie fotografiche (“Pacific Suite“, Febbraio 2003).

Pesci Serranidae (Gramma loret) nei dintorni di un corallo Lattuga
Pesci Serranidae (Gramma loret) nei dintorni di un corallo Lattuga. Foto di Paul Nicklen

Qualche mese dopo ricevetti “la chiamata”.

Il gruppo editoriale del National Geographic mi chiese di fotografare per loro una storia fotografica sottomarina sul salmone dell’Atlantico per l’edizione di Luglio 2003.

Lavorare sulle skill fotografiche più forti che ognuno possiede

Per quanto riguarda i fotografi amatoriali in cerca di “sfondare” in campo fotografico, Paul Nicklen consiglia di individuare le proprie skills più forti ed usarle per far avanzare la propria carriera.

Quale punto di forza ti può permettere di contribuire significativamente al mondo della fotografia wildlife?

‘Inizia con il fotografare storie invece che belle immagini.’
(Paul Nicklen)

È questo che distingue un fotoreporter da un fotografo!

orso polare nuota sotto lastra ghiaccio paul nicklen
Un Orso Polare nuota e si specchia sotto una lastra di ghiaccio. Foto di Paul Nicklen

Altre domande che il grande fotografo del National Geographic Paul Nicklen invita a farsi sono:

  • Qual’è lo scopo più nobile che ti inspira?
  • C’è qualche animale in pericolo nella tua zona?
  • Le tue competenze ti guidano verso una regione geografica o climatica che necessita di essere conosciuta meglio?

Concentrati sul trovare una ragione per fotografare, tirane fuori il 100%, raccontala da un punto di vista unico e “proponi” la storia ovunque sia possibile.

Giornali locali, riviste, editori sul web, blog… qualsiasi cosa!

Il lavoro di Paul Nicklen apparve su migliaia di riviste nei 12 anni precedenti a quando venne accettato dal National Geographic e fu così che divenne quindi uno dei Grandi Fotografi contemporanei…

…nessuna di quelle riviste era troppo piccola o troppo poco conosciuta.

Una foca Leopardo si riposa su una lastra di ghiaccio paul nicklen grandi fotografi national geographic
Una foca Leopardo si riposa su una lastra di ghiaccio. Foto di Paul Nicklen

Paul Nicklen, uno dei Grandi Fotografi National Geographic, chiude la sua intervista così:

Buona fortuna, e godetevi il percorso (per diventare fotografo National Geographic) il più possibile.

La chiave di tutto è far conoscere il tuo lavoro il più possibile

‘Crea un sito web, usa i social media, e proponi,proponi,proponi la tua storia!’
(Paul Nicklen)

Questa intervista di Paul Nicklen finisce qui (questo il link alla versione originale in inglese): nel suo sito Nicklen risponde anche ad altri utilissimi quesiti come:

  1. Qual’è il suo equipaggiamento fotografico,
  2. Quali sono i suoi grandi fotografi National Geographic preferiti,
  3. Come avvicinarsi agli editori per sottoporgli le proprie storie fotografiche

[VIDEO] Racconti sulle incantevoli regioni circondate dai ghiacci

Prima di passare alla prossima intervista, ho il piacere di mostrarvi questo intervento su TED di Paul Nicklen dal titolo “Paul Nicklen: racconti sulle incantevoli regioni circondate dai ghiacci“.

Paul Nicklen condivide il suo divertente e appassionante racconto con la “temibile” foca leopardo, avvenuto immergendosi nell’Oceano Artico e illustrato dalle spettacolari immagini degli animali che abitano quei ghiacci, con cui il grande fotografo del National Geographic ha stretto una nuova e straordinaria amicizia.

Senza ombra di dubbio, tra le altre interviste ai grandi fotografi National Geographic tradotte finora, questa a Paul Nicklen è in assoluto la mia preferita, tale da renderlo uno tra i migliori fotografi di sempre!


Rich Reid, il fotografo naturalista esperto di time-lapse

Rich Reid sul campo
Rich Reid su incarico per The Nature Conservancy nella Moody Forest vicino Baxley, in Georgia.

Rich Reid, oltre che essere uno dei Grandi Fotografi National Geographic, è un videomaker e istruttore specializzato in fotografia d’avventura e ambientale.

Per il National Geographic Adventure ha esplorato l’Inside Passage in Alaska per mezzo di una bicicletta e di un traghetto.

Di recente ha ricevuto un riconoscimento importante da parte della “North America Nature Photography Association” (Associazione di fotografia naturalistica del Nord America) per i suoi contributi relativi alla fotografia di natura.

Dopo aver realizzato un documentario sulla conservazione delle coste Californiane, Rich Reid ha continuato a creare numerosi progetti multimediali (relativi agli oceani, allo spazio aperto e al contesto wildlife) utilizzando la tecnica del time-lapse.

Durante la sua carriera da fotografo professionista Rich Reid ha operato diversi tour fotografici in Alaska, ha insegnato Visual Journalism al Brooks Institue in California e fatto da guida per il National Geographic Expeditions.

Qui puoi trovare le sue migliori stampe sotto forma di Poster.

Diventare fotografo National Geographic: ossessione e attenzione al business

Ogni settimana Rich Reid riceve molte email dagli studenti interessati a come diventare fotografi National Geographic.

La sue risposte sono semplicemente due:

con tanta perseveranza e molto lavoro, duro ed onesto.

Guardando indietro ai 25 anni di fotografia freelance che l’hanno portato a diventare uno dei grandi fotografi National Geographic, Rich vuole condividere alcune lezioni imparate nel campo della fotografia di viaggio e d’avventura.

La fotografia dovrebbe essere la tua ossessione, e non un semplice hobby.

Probabilmente, il miglior allenamento visuale che abbia mai fatto fu quello di stampare milioni di foto durante l’esperienza di lavoro in un laboratorio di stampa.

Cerca di sviluppare il tuo stile immergendoti visivamente nel campo fotografico che preferisci.

L’aver lavorato come foto editor durante il periodo del college introdusse Rich Reid nel “lato business” dell’industria fotografica, consentendogli di gestire il budget a disposizione e assegnare i progetti.

Dovrai avere senso del business per sopravvivere come fotografo professionista.

La realtà è che l’80% del tempo a disposizione deve essere dedicato alla gestione degli affari, e solo il restante 20% è quello relativo ai viaggi e alla reale produzione di lavoro fotografico.

Vascello Protector III nelle isole Falkland
Vascello Protector III nelle isole Falkland. Photo by Rich Reid

Comunicazione, passione e conoscenza: cosa lega i Grandi Fotografi National Geographic

La comunicazione è un elemento chiave!

Devi sempre restare in contatto con i clienti e mantenere le promesse. La tua parola è lo strumento più potente nell’industria fotografica:

Quindi contatta regolarmente i clienti e, nonostante questo pazzo mondo “mobile”, dai sempre la priorità alle email formali e alle telefonate.

Anche se può sembrare un luogo comune:

Insegui la tua passione e i soldi arriveranno di conseguenza.

Il successo si basa su 2 variabili: tempo e denaro.

Le mie due passioni che ho perseguito costantemente sono state la conservazione della fauna selvatica e i viaggi all’avventura.

All’inizio della mia carriera ho collaborato con compagnie di viaggio e no-profit che, all’epoca come oggi, condividono le mie passioni.

La conoscenza è potere e l’ignoranza non è un’opzione.

Devi diventare appassionato dei soggetti che fotografi e le tue ricerche si manifesteranno positivamente su quello che produci.

In quanto giornalista, mentre lavori devi necessariamente essere di larghe vedute e consapevole del valore delle persone fotografate.

Panorama di un treno in una stazione della metropolitana vuota a Londra
Panorama di un treno in una stazione della metropolitana a Londra. Photo by Rich Reid

L’importanza del valore, del rispetto e dell’onestà in campo fotografico

Dai valore al tuo lavoro: se non lo fai te, non lo farà nessuno.

Uno dei più grandi sbagli che fanno i principianti è quello di svendere i propri lavori fotografici.

Mai lavorare gratuitamente, anche se ti viene offerta in cambio la possibilità di esporre il tuo nome:

ricorda a chi ti dovrebbe pagare che “Guadagno – Spese = Profitto“.

Il rispetto è tutto.

L’ambiente e gli animali selvatici non hanno voci, non parlano, e per questo motivo devi attenerti alla tua etica e comportarti come un vero fotografo.

Rispetta la proprietà intellettuale degli altri “artisti” perché noi siamo un piccolo gruppo di professionisti e lavoriamo in un’industria volubile…

L’onestà è la linea di condotta migliore.

Dopotutto viviamo in un mondo piccolo, quindi sii sempre ottimista e positivo e non ingannare mai nessuno.

In questa epoca dove tutto è digitale, essere sinceri è più importante che mai.

Prua del National Geographic Explorer vicino l'isola di Buffin, Canada
Prua del National Geographic Explorer vicino l’isola di Buffin, Canada. Photo by Rich Reid

Le organizzazioni, la flessibilità, e il giusto equipaggiamento

Unirsi ad un’organizzazione fotografica professionale ti aiuterà a:

  • condividere le tue idee con persone con la stessa mentalità,
  • fare network ed entrare in contatto con potenziali clienti,
  • creare o modificare le leggi esistenti in favore della tua industria.

Personalmente (Rich Reid, ndr), ho scelto di aderire al NANPA fin dall’inizio della mia carriera fotografica perché con loro potevo condividere la mia visione ed etica da fotografo naturalista.

Un altro bonus derivante dall’aderire ad organizzazioni fotografiche è quello di ottenere un’assicurazione sul business conveniente.

Essere flessibile, sia mentalmente che fisicamente, è molto importante per un fotografo!

Devi rimanere allenato fisicamente perché l’attrezzatura fotografica non tende certo ad alleggerirsi e anche perché gli incarichi del National Geographic diventano sempre più impegnativi.

Inoltre, dal punto di vista della mente, devi essere competente per modificare costantemente il tuo flusso di lavoro in modo da adattarlo alle richieste dei clienti e ai cambiamenti dell’industria della fotografia.

Ad esempio, pensa ai cambiamenti che ci sono stati passando dalla fotografia analogica a quella digitale, e più di recente all’aumento della richiesta di incarichi basati su video (oltre che foto).

Compra l’equipaggiamento di cui hai bisogno, non quello che ti piace.

Certo, questo è un suggerimento difficile visto il numero crescente di fotocamere con opzioni sempre più interessanti…

In quanto professionista, io acquisto sempre due copie degli stessi corpi macchina e di solito i migliori obiettivi che mi posso permettere.

Col passare degli anni, le fotocamere Reflex stanno avendo prezzi più ragionevoli e funzionalità hardware più consistenti. Inoltre, se aspetti un po prima di aggiornare il firmware della tua macchina fotografica puoi evitare di diventare un beta tester.

Ogni 2 anni circa aggiorno le mie fotocamere con i modelli più recenti.

Panorama della Torre di Londra, United Kingdom
Panorama della Torre di Londra, United Kingdom. Photo by Rich Reid

Gli ultimi consigli fotografici da parte di Rich Reid

Restituisci più di quello che ricevi.

Probabilmente, questo è il consiglio più sottile ma anche il più importante:

Sia se stai facendo da mentor fotografico nei confronti di uno studente, sia se stai donando il tuo tempo ad un’organizzazione no-profit, dare indietro più di quanto ti è stato dato assicurerà il futuro dell’industria fotografica.

Avrai capito ormai che la realtà del lavoro da fotografo freelance consiste principalmente di:

  • giorni di lavorono monotono in ufficio,
  • ore davanti al computer per risolvere problemi software,
  • riparazione di attrezzature danneggiate,
  • costante auto-promozione,
  • profitti e perdite non prevedibili.

Non avrai inoltre le vacanze pagate, i giorni di malattia, né altri contributi di vario genere.

I giorni iniziano spesso alle 5 di mattina e finiscono alle 9 di sera.

Perché io faccio il fotografo quindi? Perché è il miglior lavoro in assoluto!

Se la tua passione è di lavorare con persone di qualsiasi origine e rango sociale, da qualunque angolo del Globo, in condizioni imprevedibili e con scarsa cognizione del risultato finale…

allora questo è il lavoro che fa per te!

Ora che ti ho parlato delle conoscenze di base in campo fotografico, sii il fotografo più onesto e creativo possibile e assicurati di condividere le tue esperienza con qualcuno in grado di apprezzare il tuo lavoro!

Qui termina l’intervista a Rich Reid, uno dei grandi fotografi National Geographic, in cui questo famoso fotografo freelance ha voluto condividere con tutti noi i suoi consigli per diventare un fotografo professionista: qui trovi l’intervista integrale in lingua inglese.

[VIDEO] I migliori video in time-lapse girati da Rich Reid

Prima di passare alla prossima intervista in Italiano a un altro dei Grandi Fotografi National Geographic ti voglio far vedere questo bellissimo filmato girato con la tecnica del time-lapse.

Dall’arcipelago delle Svalbard in Norvegia fino al Nord Arizona per filmare tanto gli orsi polari quanto gli antichi monumenti Sinaguan: questo Show Reel in time-lapse copre una vasta gamma di argomenti, inclusa la metamorfosi di una farfalla monarca e un esempio di fotografia astronomica sulla luna piena.


William Albert Allard, il fotografo delle persone

ritratto William Albert Allard - Grandi fotografi National Geographic
William Albert Allard (about) Photo Diana Robinson

William Albert Allard nasce a Minneapolis nel 1937: ha studiato al Minneapolis School of Fine Arts e all’Università del Minnesota.

Allard é il fotografo delle persone. Dall’inizio della sua carriera al National Geographic ha contribuito alla realizzazione di 42 articoli, sia come fotografo che come scrittore.

Vanishing Breed, pubblicato nel 1982, rimane uno dei suoi libri più acclamati. Con questo libro vinse nel 1983 il Wrangler Western Heritage Award per l’Outstanding Western Art Book. Nello stesso anno ricevette un premio anche dalla della Leica Medal of Excellence.

Altri libri importanti scritti da Allard sono:
-The Photographic Essay
-A Time We Knew: Images of Yesterday in the Basque Homeland
-Time At the Lake: A Minnesota Album
-Portraits of America

Come sono diventato un fotografo del National Geographic?

Durante un mio intervento al “Montana Writers Live“, uno studente mi ha chiesto: “William, come sei diventato un fotografo del National Geographic?”

Risposi come meglio potevo, ricordando il giorno in cui ebbi un inaspettato incontro con Bob Gilka, direttore della Fotografia al National Geographic.

All’incontro venne anche Yoichi Okamoto, capo di tutto il reparto fotografico per l’U.S. Information Agency a Washington D.C, dove andai per cercare un possibile lavoro dopo la mia laurea (conseguita qualche mese dopo all’Università del Minnesota).

Volevo essere un fotografo per le riviste, ma ero sposato e avevo quattro figli piccoli; avevo bisogno di un lavoro ma la realtà era che mi sarebbe andato bene qualsiasi lavoro, a dispetto di quello che volevo fare davvero.

Okamoto alla fine diventò il primo fotografo ufficiale della Casa Bianca sotto il Presidente Lyndon Johnson.

rodeo nel west
A cowboy wrangling horses on a ranch in Nevada, 1979
Photo by William Albert Allard

Non andai all’U.S.I.A. per vedere Okamoto, andai per vedere qualcun altro per un lavoro non fotografico, ma non andò tanto bene.

L’intervistatore era un obeso burocratico fumatore di sigari.

Il fotografo ritrattista, l’opportunità al National Geographic

Sapevo che Okamoto lavorava li, e quando il mio colloquio terminò, gli chiesi se avrebbe voluto vedere il mio portfolio. Dopo averlo visto, chiamò Gilka sul posto dicendogli di dare un’occhiata al mio lavoro se “voleva vedere un buon fotografo ritrattista“.

Incontrai Gilka il giorno dopo e mi offrì un tirocinio pagato che mi avrebbe portato ad un lavoro a contratto alla fine dell’estate e, 6 mesi dopo, ad un ruolo interno allo staff, per cui lavorai per un paio di anni prima di decidere di cercare la libertà nel mondo del lavoro freelance.

foto william albert allard ragazzo
Buckaroo T. J. Symonds, IL cow camp, Nevada, 1979
Photo by William Albert Allard

Le difficoltà con cui si scontrano i fotografi contemporanei

Dopo aver spiegato agli studenti come tutto questo accadde, ho enfatizzato quanto oggigiorno sia difficile fare in modo che lo stesso accada.

Non puoi più solo camminare per strada e sperare di essere preso a lavorare al National Geographic.

Questo avveniva almeno mezzo secolo fa quando c’erano molte più riviste cartacee che usavano bravi fotogiornalisti. E il numero di fotografi veramente bravi non era così alto come credo sia oggi.

È molto più difficile fare ciò che ho fatto molto tempo fa.
Ma non impossibile.

Giorni dopo una mia presentazione all’università del Montana, mia moglie Ani mi disse che non dovevo far sembrare così difficile diventare un fotografo professionista, soprattutto nei confronti dei giovani.

Secondo lei ero stato troppo negativo, e questo mi infastidì poiché l’ultima cosa che voglio è di calpestare le aspirazioni dei giovani fotografi che cercano di fare quello che ho fatto io nel corso degli anni.

bar a chicago, 1997
Smoke Daddy blues bar, Jimmy Lee Robinson foreground, Chicago, 1997
Photo William Albert Allard

Non pensavo di essere stato così negativo. Cerco solo di essere onesto.

Il National Geographic é un osso duro, vi é un’enorme quantità di concorrenza per pochissimi posti:

Tanto che non assumono più fotografi all’interno del proprio staff.

Quando entrai a far parte dello staff a metà degli anni 60 c’erano circa 20 persone. Jodi Cobb e io fummo gli ultimi fotografi ad avere un posto regolare all’interno del National Geographic.

Il mio contratto per il National Geographic terminò nel Luglio del 2008; da quel giorno, ho fatto parte della grande famiglia di fotografi freelance oltre che di un gruppo molto più piccolo di collaboratori regolari per il magazine.

I consigli dell’esperto

Non direi mai a nessuno di non poter arrivare a fotografare per il National Geographic…

Ma, se é questo quello che vuoi, devi dedicare tutto te stesso per sviluppare il tuo occhio fotografico e le altre abilità, e poi provare a fare ancora meglio .

peruvian boy
Eduardo Ramos with his dead sheep, Puno, Peru, 1981
Photo by William Albert Allard

Non preoccuparti di essere migliore di chi conosci personalmente o di cui ammiri il lavoro. Cerca semplicemente di migliorare giorno dopo giorno. Non sei in competizione con gli altri più di quanto non lo sia con te stesso.

Sii il critico di te stesso.

Dai il meglio e sviluppa le tue capacità di editing così da conoscere cosa ti riesce davvero bene.

Inoltre, se sei un fotografo documentarista, come immagino sia chiunque voglia lavorare per il National Geographic, ti suggerisco di non spendere tanto tempo a guardare altri fotografi.

Faresti meglio a trarre spunto da altri artisti, in particolare dai pittori.

Guarda come sfruttano gli spazi dividendogli in porzioni; come catturano il tuo occhio e la tua attenzione all’interno dei loro quadri.

Il modo in cui unisci le tue immagini tra loro è ciò che ti differenzierà dagli altri, non in modo rivoluzionario ma in base a come attrai o meno lo spettatore nelle tue immagini.

Non si tratta di pura scienza e non é neanche un vero e proprio mestiere ai giorni nostri, ma può essere un’arte.

Quindi, se vuoi davvero diventare fotografo National Geographic, l’autocritica sui tuoi lavori deve essere molto dura, e non significa di andarci giù pesante, dopotutto si tratta solo di fotografie (imparerai col tempo).

allard, women in rock quarry
Women in a rock quarry, Bihar, 2002
Photo by William Albert Allard

Tutto si può riassumere così:

L’importante è essere pronto a mostrare quello che sai fare quando si presenta l’opportunità.

Non so come sono visti oggi i portfolio al National Geographic… So che lo fanno, ma non sono sicuro come funziona.

Di recente sto vedendo qualche buon lavoro sulla rivista appartenente a fotografi di cui il nome non mi é familiare.

È ancora possibile essere notato e se sei pronto qualcuno potrebbe darti la tua prima grande chance.

Ma devi essere davvero pronto!

Non so se questo potrà aiutarti, ma lo spero.

allard, lima peru
Three bullfighters, Lima, 1981
Photo by William Albert Allard

[VIDEO] Il West di William Albert Allard

La traduzione dell’intervista su “Come William Allard è diventato fotografo del National Geographic” termina qui (a questo link trovi la versione originale in inglese): vai a guardarla se preferisci leggerla in lingua originale.

Prima di lasciarti alla prossima intervista su uno dei Grandi fotografi National Geographic ti consiglio di vedere questo video realizzato con le foto di Allard nel suo amato Montana.

Il potere delle foto di William Albert Allard spesso é in quello che esclude dalla cornice

La prossima intervista integrale ad uno dei grandi fotografi National Geographic riguarderà Melissa Farlow e Randy Olson, e la troverai pubblicata su questa stessa pagina tra qualche tempo.

Nel frattempo non fare il timido:

  • se ti stanno piacendo le interviste ai Grandi Fotografi National Geographic condividile adesso con i tuoi amici,
  • se invece c’è qualcos’altro che vuoi sapere, lascia un commento nel box qui sotto 😉
  • Infine, sappi che a breve parleremo dei libri scritti dai fotografi del National Geographic all’interno della lista in continuo aggiornamento sui migliori manuali di fotografia naturalistica e d’avventura!

A presto
Matteo

Grandi fotografi National Geographic: le interviste in italiano was last modified: settembre 16th, 2017 by Matteo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *